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Saggi

Sono presenti qui estratti di lavori saggistici diversi tanto nella misura quanto lontani nella forma e nel contenuto, tutti hanno però in comune il medesimo “intento didattico”. Ma se nel primo affiora una certa vena polemica (mai a discapito dell’obbiettività di analisi e della proposta pedagogica), negli altri prevale l’attenta, precisa e distesa discorsività didascalica affinché «il lettore possa rendersi conto, nel caso specifico, di come si costruisce e si realizza un testo narrativo.

 

Pandebellum

Questo articolo nasce dall’esigenza di ribadire la convinzione che la lingua è la sola autentica patria di ciascun uomo, così come la letteratura che ne è il miglior prodotto è, al pari di quello di ogni altra arte, l'unico linguaggio veramente universale rivolto a tutti gli uomini che la sanno leggere e appartenente a chi la ritiene necessaria a vivere in salute e in pace. In ciò risiede pure la ragione del testo che fin dal titolo - neologismo composto dalla parola greca pandemia (‘di tutto il popolo, che appartiene a tutti’) e da quella latina bellum (‘guerra’) - ha uno scopo ben preciso. Ossia quello di rappresentare in sintesi l’infezione globale e l’attuale conflitto russo-ucraino accorpando in un solo lemma, pandebellum per l’appunto, l’accostamento e l’utilizzo di due parole (monatto concernente il contagio e arsenale (1) riguardante la contesa slavo orientale) inserite nella raccolta in corso intitolata Verbaio. Divagazioni linguistico-letterarie.

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La semina e il raccolto

(dalla Premessa)

  L’argomento essenziale di cui si occupa il testo è lo stato umano presente. Una condizione critica che si curano di narrare, ognuno a suo modo e secondo un preciso ordine di successione, le sei brevi novelle e l’apologo favolistico conclusivo. Così come vi contribuisce l’esempio linguistico-letterario che segue, prima prendendo le mosse dall’antica filosofia greca e poi poggiando, per analogia di accadimenti, su illustri antecedenti romanzeschi. Al pari dei danteschi contrappassi (titolo del primo testo saggistico dell’opera) che, concretizzandosi ormai da decenni negl’inferi dell’ordinaria realtà comune, regolano la nostra vita quotidiana. Una situazione umana la cui interminabile drammaticità appare ancora più tragica ed efferata poiché sembra ogni volta, a seguito di qualsiasi crisi o di qualunque avvenimento invero straordinari (pandemia, guerre, catastrofi naturali ed altro), ricominciare daccapo come indica il titolo della seconda riflessione. Un incongruo contrasto che è anche oggetto portante del ragionamento finale (contraddizioni) sul sistema economico-politico dominante le relazioni sociali quanto soffocante ogni proprio e libero soffio di esistenza individuale.

 

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De schola

(note di un ex maestro in servizio)

AVVERTENZA

Probabilmente l’opera presente sconterà sempre il ritardo con cui sarà pubblicata la prima volta. Tuttavia poiché gli eventuali adeguamenti e aggiornamenti poco o nulla avrebbero aggiunto o tolto alla forma e al contenuto dello scritto l’autore ha scelto di rinunciarvi.

GENETICA

letteratura e istruzione

(intervento a Convegno)

 

«Vi giuro, signori, che vedere troppo chiaro è una malattia», così parla un personaggio delle Memorie del

sottosuolo di Dostoevskij.

 

   In realtà una simile malattia non è certo mortale come la vita. Tuttavia è certamente sgradevole, anche se talora è benefica. Specialmente quando permette d’individuare la perdita di ragioni della scuola attuale ma anche delle motivazioni profonde e irrinunciabili che spingono allo studio. Perciò anche se le considerazioni seguenti scaturiscono dalla mia esperienza di scuola elementare esse potrebbero e dovrebbero essere estese a ogni «agenzia del sapere» della società d’oggi.

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Adattamento e inettitudine

Sul canino della mandibola sinistra dell’Uomo di Lonche (dal nome della città slovena dove il fossile è stato trovato e da allora custodito nel Civico Museo di Storia Naturale di Trieste) qualche anno fa è stata scoperta e datata, tramite tecniche d’indagine particolarmente sofisticate, un’otturazione dentaria fatta con cera d’api e risalente a circa 6500 anni fa. Poiché il reperto rinvenuto in una grotta dell’altopiano carsico-istriano è presente fin dal 1911 nelle collezioni del museo che fino al 2010 era nello stesso palazzo della Biblioteca Civica non è improbabile che Italo Svevo, come si sa assiduo frequentatore serale della biblioteca, l’abbia visto. Mentre non ha potuto ovviamente conoscere né la cura odontoiatrica né gli strumenti tecnici che più o meno cento anni dopo l’hanno rivelata.

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