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Saggi

Sono presenti qui estratti di lavori saggistici diversi tanto nella misura quanto lontani nella forma e nel contenuto, tutti hanno però in comune il medesimo “intento didattico”. Ma se nel primo affiora una certa vena polemica (mai a discapito dell’obbiettività di analisi e della proposta pedagogica), negli altri prevale l’attenta, precisa e distesa discorsività didascalica affinché «il lettore possa rendersi conto, nel caso specifico, di come si costruisce e si realizza un testo narrativo.

 

De schola

(note di un ex maestro in servizio)

AVVERTENZA

Probabilmente l’opera presente sconterà sempre il ritardo con cui sarà pubblicata la prima volta. Tuttavia poiché gli eventuali adeguamenti e aggiornamenti poco o nulla avrebbero aggiunto o tolto alla forma e al contenuto dello scritto l’autore ha scelto di rinunciarvi.

GENETICA

letteratura e istruzione

(intervento a Convegno)

 

«Vi giuro, signori, che vedere troppo chiaro è una malattia», così parla un personaggio delle Memorie del

sottosuolo di Dostoevskij.

 

   In realtà una simile malattia non è certo mortale come la vita. Tuttavia è certamente sgradevole, anche se talora è benefica. Specialmente quando permette d’individuare la perdita di ragioni della scuola attuale ma anche delle motivazioni profonde e irrinunciabili che spingono allo studio. Perciò anche se le considerazioni seguenti scaturiscono dalla mia esperienza di scuola elementare esse potrebbero e dovrebbero essere estese a ogni «agenzia del sapere» della società d’oggi.

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Adattamento e inettitudine

Sul canino della mandibola sinistra dell’Uomo di Lonche (dal nome della città slovena dove il fossile è stato trovato e da allora custodito nel Civico Museo di Storia Naturale di Trieste) qualche anno fa è stata scoperta e datata, tramite tecniche d’indagine particolarmente sofisticate, un’otturazione dentaria fatta con cera d’api e risalente a circa 6500 anni fa. Poiché il reperto rinvenuto in una grotta dell’altopiano carsico-istriano è presente fin dal 1911 nelle collezioni del museo che fino al 2010 era nello stesso palazzo della Biblioteca Civica non è improbabile che Italo Svevo, come si sa assiduo frequentatore serale della biblioteca, l’abbia visto. Mentre non ha potuto ovviamente conoscere né la cura odontoiatrica né gli strumenti tecnici che più o meno cento anni dopo l’hanno rivelata.

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