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Trilogia del presente

Se il tempo presente è una lapide stesa su una vita senza scampo e su un mondo senza rimedio gli uomini ne sono gli abusivi “morti viventi”. Scaglie umane che si aggirano smaniose d’incontri e al contempo intimorite dalle possibilità che essi avvengano.

D’altronde la coraggiosa sopportazione del presente da parte di qualche raro e prezioso individuo non significa necessariamente che ciò possa sanare ferite personali né quelle inflitte dagli uomini alla loro specie.

Una semenza il cui unico fine pare essere la propria fine. Una specie i cui rapporti veri sono ormai ridotti al lumicino. Relazioni umane senza valore sulle quali il mondo capitale sembra dilagare e avventarsi con la sua ascia scintillante che allunga e spande il prezzo esoso della sua ombra sulla loro lastra tombale.

(da la notizia)

    […] Soltanto chi aveva in mano la notizia poteva ancora partecipare agli affari, alla quotazione degli ultimi titoli rimasti. Tutti perciò erano a conoscenza dei rischi cui andavano incontro. Sia quelli che non sembravano più in grado di rizzarsi né di muoversi, sia quelli che, faticando e penando a ogni passo, seguitavano a cercare di avvicinarsi ai recinti. Un tentativo obbligato poiché se quelli che non avevano niente in mano li avessero fatti cadere, non avendo più nulla da perdere, li avrebbero sopraffatti.

 

A stento un gruppo ristretto riusciva a guadagnarsi il posto nei recinti. Nel medesimo istante in cui anche i rari, identici titoli accesi in tutti gli schermi e sul tabellone incominciavano a uno a uno a spengersi. E quelli riusciva a scorgerli anche l’uomo che pareva guardare ad essi come a una raffica che di lì a poco l’avrebbe abbattuto.

Una scomparsa silenziosa ma inarrestabile. Un tonfo muto ma inequivocabile. Un’esecuzione maligna perché definitiva e al contempo insoluta, sembrava attrarre ai recinti tutti quelli disposti a giocare il tutto per tutto. Forse anche perché si temeva che potendosi interrompere da un momento all’altro il mercato qualcuno non avrebbe fatto più a tempo a gridare la propria quotazione. O forse l’unica ancora presente sulla piazza. Quella dell’uomo […], l’unico titolo all’asta su cui puntare.

 

Perciò le offerte erano gridate con l’ultimo strenuo fiato rimasto. Le chiamate si facevano urgenti, le grida pressanti. Come se a ogni scomparsa seguisse un immediato aumento delle quote affinché agli ultimi scampoli di mercato potessero partecipare sempre meno individui. E sopra tutto non potesse mancare l’uomo che non pareva aver più neanche la forza di trascinarsi dietro al guinzaglio né di scacciarsi dal viso i fogli e gli scarti che un’altra forte ventata faceva volare nell’ aria.