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Categoria: Interpretazioni
Per secoli gli studiosi sono andati vanamente alla ricerca di documenti e di testimonianze inconfutabili dell’incontro e dei rapporti personali tra San Francesco di Assisi e l’imperatore Federico II di Svevia. In realtà i due grandi personaggi medievali paiono aver trovato riunione e sintesi, a cominciare dall’ultimo quarto del secolo scorso per proseguire nell’attuale secondo millennio, in un’unica persona: Brunello Cucinelli. Ovviamente si tratta di un’affermazione tanto singolare quanto paradossale di cui questo scritto intende sottolineare l’incongruenza tramite una significativa alternanza di accostamenti paralleli che, in quanto tali, talvolta sono destinati in apparenza a lambirsi ma fatalmente a mai incontrarsi né tantomeno a congiungersi.
[…] Come si sa Francesco abbandonò i suoi beni e si spogliò dei suoi abiti restituendoli al padre – che al commercio delle stoffe doveva la sua fortuna – per sposare “sorella povertà” da condividere con l’allevato gregge crescente dei proseliti. Brunello sulle fibre di lana pregiata dei suoi capi d’abbigliamento ha costruito invece la sua ricchezza d’imprenditore sodale di “fratello lusso” del proprio paterno «Capitalismo Umanista». […] Ossia di chi, convinto dell’importanza del “fattore umano” nello sviluppo e nella crescita del “capitalismo gentile” nonché cultore di A sé stesso di Marco Aurelio, possiede l’affabile certezza che solo io sono capace di far rivivere, in un’amena e aggraziata atmosfera, nel nitore e nell’ordine il paese acquisito di Solomeo. Non solo ma che questo, anche in virtù dei suoi pochi abitanti, pare essere in sostanza ai suoi occhi e nella sua mente solo mio giacché funzionale all’immagine ricercata e raffinata della strategia produttiva dell’Azienda S.p.A. Un’impresa manufatturiera in cui finanche le relazioni sindacali risultano idilliache poiché improntate sulla sapienza e l’abilità artigianali degne del più ampio rispetto individuale e della costante valorizzazione delle maestranze nonché del non secondario meritato riconoscimento economico ad esse dovuto.
Ragioni, sentimenti e valori che certo hanno spinto Brunello – incantato dalle “architetture eterne del nucleo urbano medievale” – a comprare la torre e il castello di Solomeo […]. A ciò si deve, forse ed in parte, la costante attenzione che anche Federico II ebbe per l’Umbria dove egli realizzò rocche e fortificazioni, torri e casseri che rappresentavano per lui il riflesso del sovrano, della sua magnificenza, della sua forza, della sua protezione. Una pianificazione imperiale che – impegnata a conservare immutato lo stato delle cose e il potere su di loro – è accostabile per certi versi alla pianificazione imprenditoriale di Brunello da sempre fondata su una permanente “crociata del lusso” contro gl’infedeli del volgare disgusto imperante oggidì. […] Un’indubbia concezione etica dello sviluppo e del profitto economici a cui non possono quindi essere estranee iniziative ed attività che – inserite nel cosiddetto “egosistema umanista” di Brunello – si fanno carico della salvaguardia dell’ambiente e al contempo si prendono cura dei bisogni e delle aspirazioni della comunità che in esso vive e lavora.
Un’attenzione e una premura che non è difficile ritrovare nell’antecedente celebrazione del Bello e del Giusto universali a glorificazione del Creato e del suo divino Signore qual è il Cantico delle creature di Francesco. Come pure nell’interesse e nel riguardo palesato dalla serie di disposizioni a difesa della salute ambientale e della salubrità dell’aria e dell’acqua emanate da Federico che, intuendo una relazione tra il degrado ambientale e certe lavorazioni nocive, introdusse anche il concetto che il diritto della comunità viene prima degl’interessi dei singoli e dei gruppi. […] Una percezione e una pratica che nel sistema economico-sociale odierno non sembra segnare, a dire il vero, un così netto discrimine tra il criterio di clientela e il concetto di proselitismo. Nemmeno laddove le misure operative aziendali e la qualità degli ambienti e dei criteri lavorativi della Brunello lascerebbero supporre dall'isolata Solomeo. Così come, del resto, la “vita nuova” di Francesco di Assisi si svolse sempre tra la meditazione solitaria e l’inesauribile attività di evangelizzazione allo scopo di costituire una comunità modellata sulla missione affidata da Cristo ai suoi apostoli. Un mandato e una vocazione che ancora oggi Brunello Cucinelli mantiene nel processo produttivo fondato sia su un’eletta componente artigianale sia con una dedizione e una meticolosità particolari rivolte tanto alla formazione quanto alla custodia delle abilità e delle competenze manufatturiere da trasmettere alle nuove generazioni e da queste elaborate nella “Scuola di Alto Artigianato Contemporaneo per le Arti e i Mestieri” di Solomeo.
Un minuto paese questo non diverso, almeno nelle dimensioni, da Greccio dove la «febbre d’amore» per il prossimo più debole, malato e povero spinse Francesco all’invenzione del presepio che ne è chiara ed evidente testimonianza, rispecchiata per giunta […] più tardi dalla comparsa dei pastori in vistoso contrasto con la fastosa regalità esibita dall’avvento dei magi. Una messinscena alla quale, nel racconto apologetico della vita del Santo assisiate, non possono sfuggire almeno due miracoli legati entrambi alla stessa fibra naturale che non può non rinviare a quella ben più pregiata e preziosa che ha reso ricco e famoso l’artefice a Solomeo dell’omonimo Teatro Cucinelli. Una costruzione esplicitamente ispirata ai canoni dei modelli rinascimentali i cui echi classici si ritrovano fin dall’ingresso principale […] che immette all’interno. Ovverosia in un ambiente dalle chiare e morbide tonalità dei colori, tipiche dell’impresaria azienda tessile, vegliate dalla soda e severa linea delle capriate di quercia sotto le quali è assisa la galleria – cinta e protetta da una balaustra di legno – utilizzata per le varie attrezzature tecniche teatrali.
Una macchina scenica complessiva in grado di consentire, a livello di palcoscenico, qualsiasi trasformazione e qualunque adattamento alle differenti esigenze di rappresentazione ben visibile dalla platea e dalle gradinate della cavea sormontate, queste ultime, da otto pannelli entro i cui clipei sono collocati i busti di poeti e filosofi. Non casuale richiamo forse proprio alla leggendaria “pietra filosofale” capace di donare l’immortalità a chi la possiede e a cui sembra evocare persino il viatico della scritta all’uscita dal teatro […]. Come pure all’ingresso nel Foro delle Arti all’esterno […] che comprende un anfiteatro, un ginnasio e un ninfeo secondo le concezioni e le pratiche della grecità classica e dell’antica romanità di cui alla corte di Federico sono state indubbia dimostrazione artistica la Porta di Capua e fondamentale espressione poetica la cosiddetta Scuola siciliana.
Un movimento letterario, quest’ultimo, che storicamente ha certo avuto un ruolo anche nel progetto della futura Biblioteca Neoumanistica […] Un “piano culturale”, quello della Biblioteca Universale di Solomeo, da cui traspare il velato intento, rifacendosi alla “pietra filosofale” succitata, della conquista dell’onniscienza. Una tentazione e un obbiettivo che nel Solomio brunelliano sono insiti nel “Progetto per la Bellezza” che, occupando e valorizzando un’ampia area sintetizzata nell’espressione cucinelliana “Periferia Amabile”, intende essere la rappresentazione concreta dei grandi ideali e dei valori universali di Bellezza, Umanità e Verità. Un progetto che è diviso in tre parchi da uno dei quali: il Parco Agrario emerge pure il “Tributo alla dignità dell’uomo”. Un monumento che […], per garantirgli una durata secolare, è stato costruito secondo le regole e le proporzioni dell’architettura classica, nell’insieme e in ogni singolo dettaglio. Uno spazio arboreo e un manufatto lapideo che, lasciando correre sfrenatamente l’immaginazione, può finanche richiamare la straordinaria costruzione enigmatica di Castel del Monte nei cui boschi circostanti Federico esercitava con assidua passione la falconeria. Caccia nota e praticata forse a seguito delle conoscenze introdotte in Europa dalle invasioni barbariche, in particolare dei Goti e degli Unni, ma d’origine mediorientale ed asiatica.
In particolare della Mongolia dove Brunello acquista parte della lana che la sua personale “pietra filosofale” d’imprenditore umanista trasmuta nell’oro dei suoi eleganti, lussuosi prodotti. Sopra tutto abiti alla portata soltanto di pochi facoltosi abbienti e non certo dei tanti che nella Basilica Inferiore di Assisi abbassano il capo davanti alla reliquia del saio di Francesco senza neppure alzare gli occhi, se non per un fugace “cieco” sguardo, alle scene dipinte nel transetto. Due dimensioni, quella economica e quella culturale, eternamente intrecciate per cui finiscono per perpetuare quelle profonde ed inique differenze che nessun tipo di capitalismo, “umanista” o finanziario esso sia, sembra in grado di giammai eliminare. Almeno finché ovunque non sarà realizzato il rivoluzionario e quindi irrimediabilmente utopico principio marxiano «Ognuno secondo le sue capacità; a ognuno secondo i suoi bisogni.»
13 IV 2025
* Per non prolungare e appensatire il testo suddetto, in questa sede l'autore ha scelto di omettere le note presenti invece nel testo integrale.