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Lampi e suoni

 a mia moglie

 Ormai risale a quasi cinquant’anni fa, e a circa nove mesi prima del suo assassinio, il più celebrato che letto articolo “delle lucciole” di Pier Paolo Pasolini (in realtà fu pubblicato sul Corriere della Sera del 1 febbraio 1975 con il titolo Il vuoto del potere). In sintesi nell’articolo Pasolini affermava che in Italia, a metà circa degli Anni Sessanta del secolo scorso era accaduto «“Qualcosa” che non c’era e non era prevedibile». Ossia un fenomeno avvenuto in modo repentino e stupefacente, sebbene scaturito da cause cresciute nel tempo e alcuni dei cui effetti oggi appaiono perfino più dilatati e disastrosi («inquinamento dell’aria, e, soprattutto, in campagna […] inquinamento dell’acqua»). Un caso d’improvvisa estinzione che Pasolini, da scrittore, definiva in maniera poetico-letteraria come la «scomparsa delle lucciole».

 

  Una sparizione alla quale corrispondeva – guidata dall’irresponsabile nefasta identificazione del «“benessere” con lo “sviluppo”» – la strage, sotto forma di travisamento indispensabile alla loro sostituzione, dei valori della civiltà preesistente quella dell’industrializzazione neocapitalistica. Un’azione inarrestabile e travolgente affidata alle offerte continue utilizzate da un sempre più invadente ed arrogante potere consumistico per «ricreare e deformare la coscienza del popolo italiano, fino a una irreversibile degradazione.» […]

  In effetti una quindicina di anni dopo queste affermazioni è proprio nel solco profondo scavato da una simile degradante unità nazionale di «un popolo degenerato, ridicolo, mostruoso, criminale», nonché dall’esteso vuoto del potere denunciato da Pasolini, che da noi s’inserisce il seme malato e il virus contagioso del cosiddetto “berlusconismo”, noto anche come “puttanesimo”. Un movimento simultaneamente politico-sociale e fenomeno di costume che, mediante sopra tutto la forza di adescamento e d’imitazione di modelli televisivi insignificanti quanto finti, riesce ad accrescere e a consolidare il potere di una società dei consumi totalizzante che trova poi trionfale compimento, tramite i planetari social media, nell’epoca dominante della globalizzazione […] Un’era internettuale in cui al perseguimento di soluzioni tecnologiche indotte ed incessantemente aggiornate (i “telefonini” accesi di notte durante i più svariati eventi paiono essere le uniche lucciole rimaste) si accompagna la persecuzione, fino al loro allontanamento e abbandono, dei reali problemi comuni. Una rimozione che però è spesso solo un loro spostamento, una loro dislocazione dalla terra al cielo come nel caso dell’oramai ingombrante e pericolosa “spazzatura spaziale” alla cui crescita […] è destinata a dare un notevole contributo la collocazione in orbita di migliaia di satelliti miniaturizzati. Una vera e propria “costellazione satellitare” (Starlink), ad opera del proprietario e produttore americano di SpaceX, che si prefigge lo scopo, oltre quello ovviamente d’una sua remunerativa commercializzazione, di rendere più veloce e davvero planetario il collegamento ad “internet satellitare”. […] Un obbiettivo che in verità ha già cominciato a lasciare visibile traccia di sé. Infatti fin dalle scorse notti agostane di “stelle cadenti”, come anche se non di definitiva scomparsa perlomeno di effettiva rarefazione delle lucciole forse perché private ormai dell’istinto del corteggiamento (1), è stato possibile vedere in cielo la scia di una specie di “trenino luminoso” composto non da lampiridi espatriati nello spazio ma dai “vagoni dei satelliti” lanciati per l’appunto dalla società del miliardario Elon Musk.

  Certo se davvero il lancio di tali satelliti e la loro costellazione orbitale rispondono, come afferma la stessa SpaceX, alla crescente domanda di utilizzo di internet per le chiamate in videoconferenza e sopra tutto per i videogiochi in rete allora è necessario e giusto rivolgersi a ben altre magiche seduzioni. Per esempio, a parer mio, a quella fatale del canto delle sirene cui sarebbe incorso Ulisse se non si fosse tappato le orecchie con la cera e fatto legare all’albero maestro della sua nave. Ma egli, secondo un breve racconto scritto da Franz Kafka nel 1917 (Il silenzio delle sirene, Racconti, I Meridiani Mondadori, Milano 1970, pp. 428-429), se poté scampare alla loro melodia mortale non sfuggì invece al loro implacabile mutismo («Sennoché le sirene possiedono un’arma ancora più temibile del canto, cioè il loro silenzio. Non è avvenuto, no, ma si potrebbe pensare che qualcuno si sia salvato dal loro canto, ma non certo dal loro silenzio.»). Uno stato in cui un sistema socioeconomico come l’attuale – abituato a raggiungere quasi tutti e a pervaderne gran parte – si troverebbe certamente in enorme difficoltà ad imporre ancora il proprio fragoroso e sfacciato dominio vocale e audiovisivo. […]

  Tuttavia quello che già seguita a riuscirgli con la maggioranza degli esseri umani, a tale errante sistema d’imperio globale è negato da chi, emulo di Ulisse, ha ancora il coraggio tanto di non udire quanto di usare un simile schiacciante silenzio e la sensibilità d’immaginare la fraterna bellezza intenta perpetuamente a cantare («Egli invece, diremo così non udì il loro silenzio, credette che cantassero e immaginò che lui solo fosse preservato dall’udirle. Di sfuggita le vide girare il collo, respirare profondamente, notò i loro occhi pieni di lacrime, le labbra socchiuse, e reputò che tutto ciò facesse parte delle melodie che, non udite, si perdevano intorno a lui.»). Un canto perenne e fascinoso che Ulisse sa essere invitante e al contempo temibile. Fatto sta che ad esso, con indomito spirito di fanciullesca sfida, non si sottrae confidando solo sulle sue modeste ed essenziali difese («Aveva piena fiducia in quella manciata di cera e nei nodi delle catene e, con gioia innocente per quei suoi mezzucci, navigò incontro alle sirene.»). Perciò mai si sarebbe aspettato che le sirene, pur capaci di adescare a distanza, si facessero da parte impressionate dalla sua virile fermezza la quale però, nemmeno approssimandosi lui molto ad esse, gli permetteva di udire il loro melodioso canto… così come il prolungato fischio delle sirene segnalanti i cambi di turno dei lavoratori nelle fabbriche. Un familiare segnale sonoro di fatica e di conforto quasi totalmente sparito, come i lampi intermittenti delle lucciole, se non avendo «più voglia di sedurre» non fosse purtroppo ricordato ogni giorno dal lugubre riecheggiare del sibilo delle sirene nei vari territori di guerra del mondo («Esse […] esposero al vento i terrificanti capelli sciolti e allargarono gli artigli sopra le rocce. […] volevano soltanto ghermire il più a lungo possibile.»).

14 XI 2023

 

(1) Il corteggiamento che precede l’accoppiamento è segnalato proprio dalla luce emessa da questi insetti nel buio delle notti tra giugno e luglio. Un impulso riproduttivo al quale non possono sottrarsi ma che può condurli ad essere facile preda di altri animali notturni.