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Sculture

(Esempi di nobiltà e campioni di miseria dell'arte plastica in Italia) 


  Innanzi tutto mi preme spiegare brevemente la genesi e le ragioni del sottotitolo del presente articolo. Esso scaturisce, con i termini posposti, dal titolo dell’opera cinematografica Miseria e nobiltà che nel 1954 Mario Mattioli ha tratto dall’omonima farsa teatrale del 1888 di Eduardo Scarpetta. Al tempo stesso però con tale posposizione terminologica ho voluto sottolineare quella trasmutazione di valori – già intuita e denunciata da Pier Paolo Pasolini fin dalla metà degli Anni Cinquanta del secolo scorso – per cui ormai da anni si assiste ad un ininterrotto quanto inviolabile loro rovesciamento che investe ogni aspetto sia della vita individuale che del mondo comune e di cui cultura ed arti sono la rappresentazione più evidente e funesta. E proprio al percorso storico compiuto e patito dall’arte plastica italiana (scultura e bronzistica) si riferiscono i due nomi al plurale del sottotitolo. Il primo (esempi) va compreso nell’accezione latina (exempla), cioè di modelli la cui autorevolezza ed importanza derivano dalla tradizione antica genialmente reinventata. Il secondo termine è da recepire invece nel significato ambivalente, in apparenza dualistico in realtà complementare, di scampolo di poco pregio che proprio per questo, in grazia della suddetta mutazione in atto, si fa segno di distinzione perfino quando è associato come qui ad uno stato di avvilente mediocrità.

Ciò premesso entro ora nel merito di quello su cui ragionare ed esprimere la mia personale opinione.

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